Canto confessionale
Claudio Bacciagaluppi ha indagato su come la musica si differenziasse tra le proprietà cattoliche e riformate dell'Antica Confederazione Elvetica e su quanto lo scambio avvenisse lontano da punti di vista autoritari.

Come funzionava lo scambio intellettuale nell'Antica Confederazione Elvetica, che dalla Riforma era divisa in due campi confessionali? C'erano dispute e a volte anche battaglie, che venivano poi sedate con una "pace di terra". Ma quanto erano "segregati" culturalmente i cantoni tra loro? Quanto erano aperti o chiusi musicalmente?
Il musicologo Claudio Bacciagaluppi, di origine lombarda e formatosi a Zurigo e Friburgo, è membro del RISM (Répertoire International des Sources Musicales) svizzero ed è quindi in grado di approfondire queste domande. Qual è stato il rapporto tra musica e confessione in Svizzera tra la fine della Guerra dei Trent'anni nel 1648 e la fondazione della Società Elvetica illuminata e non confessionale a Schinznach-Bad nel 1762?
Si può supporre che la musica differisse in modo significativo semplicemente a causa delle liturgie. Ma cosa succederebbe se un abitante di Zurigo si appassionasse al nuovo disco italiano e alle sue melodie orecchiabili? Ufficialmente, cioè a livello di rappresentanza, i mondi confessionali erano separati. Sotto, invece, nelle fiorenti società musicali municipali e nei Collegia Musica, ad esempio, avveniva un vivace scambio. La "rigida moralità" imposta dall'alto era bilanciata nella sfera privata da "oasi di relax comparato". In altre parole, le persone cantavano per altre persone, al di là dei confini confessionali.
Parlare di "disobbedienza artistica" può sembrare un po' esagerato, come se i Collegia si fossero abbandonati alla sovversione musicale. Eppure, sottolinea Bacciagaluppi, tale eterodossia non deve essere considerata una "quantité négligeable". Nella clandestinità, la musica contribuì a un'intesa pragmatica tra le confessioni e alla tolleranza religiosa, come si esprimeva allora il testo di Johann Caspar Lavater In lode dell'armonia elvetica del 1767 formulava: "Chi ama Dio ed è onesto / Può chiamarsi come vuole; / Fratello è, e cristiano!".
L'autore presenta tutti questi sviluppi e sforzi in modo prudente e intelligente - purtroppo in inglese (per un argomento eminentemente svizzero-tedesco), ma scritto in modo da essere facilmente comprensibile. Le illustrazioni e una raccolta di documenti contemporanei (in lingua tedesca) completano la presentazione, in modo che ci si possa anche immergere sensualmente (anche se senza la musica) in quell'epoca.
Claudio Bacciagaluppi: Disobbedienza artistica. Music and Confession in Switzerland 1648-1762, St Andrews Studies in Reformation History, 263 p., ill., € 105,00, Brill, Leiden 2017, ISBN 978-90-04-33075-7