Il genere del potere

Nel 400° anniversario della sua morte, Shakespeare è ovunque. Come a Basilea e a Zurigo, le nuove produzioni del "Macbeth" di Verdi sono quindi in piena espansione. Un'occasione per esaminare i ruoli di genere in quest'opera, che si lascia alle spalle il cliché della distruzione delle donne malate terminali nelle opere verdiane.

Foto: Teatro dell'Opera di Zurigo/Monika Rittershaus

Il passaggio chiave si trova al centro dell'opera. Nel terzo atto, caratterizzato in modo soprannaturale e spettacolare, il comandante dell'esercito Banco appare come l'ultimo di una serie di fantasmi silenziosi di re passati. Ucciso da lui stesso e mai re, regge lo specchio del potere a Macbeth con un sorriso: Banco vede in lui non solo se stesso, ma l'estensione di se stesso nel futuro; la continuazione del suo potere nei suoi discendenti. Il vetro non riflette il corpo esterno, ma si riferisce al corpo dirigente, che esiste indipendentemente dalla presenza fisica. Se Macbeth si guardasse allo specchio, rimarrebbe cieco: l'assassino senza figli si vedrebbe senza futuro, le sue azioni sarebbero condannate alla caducità, il suo potere alla distruzione.

Vista interna e vista esterna
Nello specchio di Banco, anche il corso della trama è invertito, con l'accumulo di potere che si trasforma in un declino del potere. Ma lo sguardo allo specchio caratterizza l'opera anche al di là di questo, perché la questione centrale è: ciò che è visibile all'esterno, ciò che rimane una visione interna, ciò che è "reale", ciò che è "illusione". Questo si riferisce non solo ai suoni - come la campana che sembra incitare Macbeth a commettere un omicidio, o le voci delle streghe e dei fantasmi - ma anche alla visibilità: Chi li vede davvero, i fantasmi degli assassinati, il sangue sulle mani degli assassini e, non ultime, le prime protagoniste dell'opera, le streghe:

"Chi sei? Da questo mondo
o altre sfere?
Mi è vietato chiamarvi donne
la tua barba sporca".

Queste parole di Banco chiariscono già all'inizio che il potere delle streghe risiede anche nella loro intersessualità, che ne enfatizza l'ultraterreno. Tra i due sessi si colloca anche Lady Macbeth, la cui sete di potere la porta a guardare con disprezzo il marito, inizialmente titubante, e i suoi sensi di colpa. Questo ruolo si inverte anche nello specchio di Banco: dopo aver guardato nel futuro, Macbeth è spregiudicatamente sicuro della vittoria e Lady perisce per i suoi sensi di colpa in un delirio sonnambolico. Come già descritto da Freud in Shakespeare, la coppia appare come un'unità complementare con attribuzioni flessibili di ruoli di genere.

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